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11.02.2017 07:04 Età: 102 days
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Il piano di ripartizione dei migranti proposto dalla prefettura è difficilmente realizzabile: l’allarme della Consulta dei Piccoli Comuni

Ufficio Stampa A.N.C.I. F.V.G.


Il piano di ripartizione dei migranti proposto dal prefetto Vittorio Zappalorto è difficilmente sostenibile e attuabile, soprattutto nei comuni di piccole dimensioni. La posizione di Elena Cecotti, sindaco di Visco e coordinatore della Consulta dei Piccoli Comuni, è netta e risponde in modo diretto alla proposta del prefetto che indica un’accoglienza diffusa con minimo 6 profughi per ogni piccolo comune fino ad un massimo di 60 per  i più grandi.

“Questo piano non tiene conto delle difficoltà sul territorio a partire dalla reale disponibilità (o per meglio dire la mancanza di disponibilità) di immobili pubblici liberi ed idonei all’accoglienza in tutti i comuni” - spiega Cecotti. Passiamo ai numeri: “pur comprendendo che un limite minimo di persone accolte sia funzionale ad una più facile gestione delle attività di affiancamento ai richiedenti asilo, il numero individuato non è sostenibile per i comuni più piccoli”.

Facciamo degli esempi concreti che partono dalla tabella pubblicata sul Messaggero Veneto dell’8 febbraio: l’assegnazione di 6 migranti al comune di Drenchia (che conta 115 abitanti) porta ad una proporzione del 52 per mille, lo stesso numero al comune di Grimacco (con 342 abitanti) fa segnare il 17 per mille:  siamo ben lontani dal limite di 2,5 migranti per mille abitanti concordato dall’accordo Anci Nazionale.

Oltre alla concentrazione il pensiero per le comunità più piccole va al fatto che spesso c’è un numero maggiore di persone anziane e quindi forse più in difficoltà nel confrontarsi con persone culturalmente e linguisticamente molto diverse.

E, non per ultima, l’ulteriore difficoltà dovuta al fatto che i comuni più piccoli hanno meno personale dipendente in grado di supportare le associazioni e le cooperative che organizzano le attività di accoglienza.

“C’è una sincera preoccupazione che, nel doveroso tentativo di alleggerire l’eccessiva concentrazione nei capoluoghi, si inneschino ulteriori e più gravi complicazioni sul territorio. Resta la sincera speranza che i sindaci, punto di collegamento tra i cittadini e le altre istituzioni, vengano ascoltati e non scavalcati nel voler risolvere quella che ormai non è più emergenza del momento, ma realtà costante e quotidiana .”