Attesi impatti su scuola e imprese
di Valeria Pace
Con genitori che si barcamenano con mille difficoltà tra lavori a tempo pieno e figli che troppo spesso non hanno rientri pomeridiani a scuola, la Regione ha deciso di scendere in campo.
Sono stati stanziati 2 milioni nel biennio 2026-27 per garantire risorse ai Comuni che consentano di organizzare servizi extrascolastici – come pre e postaccoglienza e servizi integrativi – anche coinvolgendo associazioni del territorio che offrono esperienze creative, dunque senza proporre solo aiuto nello svolgimento dei compiti. Atelier di pittura, corsi di danza, potenziamento delle lingue straniere o corsi di tennis sono tutti esempi del tipo di attività che possono essere ammessi a finanziamento.
Si tratta di servizi spesso già messi in campo dai Comuni, che però faticano a reperire le risorse necessarie per garantirne la gratuità, e spesso devono chiedere contributi ai genitori, talvolta troppo onerosi.
L’iniziativa
La Regione dunque assicurerà «risorse certe e strutturali per rafforzare pre e post scuola, tempo integrato pomeridiano, campus e centri estivi. È un investimento che guarda alla qualità dell’offerta educativa e al sostegno reale alle famiglie», ha affermato Rosolen. L’obiettivo infatti non è quello di concepire la scuola «come un luogo dove parcheggiare i figli», ma che possa offrire esperienze che arricchiscano il percorso educativo, accessibili a tutti.
«Difficilmente cambierà il calendario scolastico – ha aggiunto Rosolen –, molto più probabilmente, come la Regione sta già facendo da qualche anno, sarà necessario ampliare i servizi a disposizione delle famiglie per la conciliazione con il lavoro». Per accedere ai fondi, i Comuni afferenti allo stesso Istituto comprensivo dovranno mettersi in rete.
Piccoli comuni
Il segretario generale di Anci Fvg, Alessandro Fabbro, ha portato il sostegno dell’associazione dei sindaci per il provvedimento. «Senza poter garantire servizi di questo tipo i piccoli comuni perdono attrattività e le famiglie si trasferiscono nei grandi centri: è la morte delle piccole comunità», ha detto in conferenza stampa. «Questo provvedimento consente di non lasciare soli i Comuni davanti a un’offerta che da soli non erano in grado di fare, immaginando in modo condiviso e armonico lo sviluppo del territorio», ha aggiunto.
La legge
La nuova misura rientra nell’ambito della legge per l’Innovazione sociale, la legge di mandato di Rosolen, che ha l’ambizione di ridisegnare il welfare territoriale, in modo da garantire l’attrattività della regione per i giovani. La prima misura che si è inserita in questa cornice è stata quella del bonus neomamme, che offre un’integrazione al reddito per un anno delle madri (maggiorato per le under 30), accompagnata, per le più giovani, anche da consistenti aiuti per l’acquisto della casa. All’interno della legge sono previste anche misure per attrarre e sostenere i talenti in regione, ma anche il reclutamento di lavoratori all’estero.
I fondi
Come detto, a disposizione dei Comuni – in rete con le scuole – ci sono 2 milioni di euro nel biennio, un milione per il 2026 e uno per il 2027. Si tratta di stanziamenti che possono essere incrementati. L’assessore infatti ha specificato che il 2026 sarà l’anno di sperimentazione del progetto, ed eventuali ritocchi, anche per quanto riguarda le risorse a disposizione, potranno essere apportati in seguito, sulla base delle domande che perverranno.
I beneficiari
A poter accedere ai finanziamenti saranno tutti i Comuni con plessi scolastici sul proprio territorio. Questi dovranno però mettersi in rete con il Comune che è titolare della sede legale dell’Istituto comprensivo a cui fanno riferimento, che sarà il capofila e quello incaricato di presentare effettivamente la domanda. In questo accordo di rete potranno inserirsi anche – per quanto riguarda elementari e medie – le scuole paritarie presenti sul territorio. La clausola per le paritarie, però, è che i genitori non paghino già per il servizio all’interno della retta che corrispondono alle scuole .
A poter accedere ai fondi non saranno solo i piccoli Comuni, ma anche quelli capoluogo, il criterio di ammissibilità infatti è semplicemente quello di essere titolari di un comprensivo.
La domanda per accedere alle risorse deve arrivare entro fine giugno 2026. —
Fonte Il Messaggero Veneto
