«L'offerta per le strutture per anziani, in particolare per la non autosufficienza, rappresenta un rilevante punto critico del sistema sanitario e sociosanitario
Giacomina Pellizzari
La tenuta dei conti non regge, i commissariamenti delle aziende che gestiscono le case di riposo aumentano come pure l’esternalizzazione dei servizi. Gli investimenti sono quasi sempre a carico della Regione nonostante le rette continuino a lievitare. Proseguendo di questo passo soprattutto il sistema dell’assistenza ai pazienti non autosufficienti rischia di dover affrontare più di qualche segno di cedimento. Con un numero di posti letto triplo rispetto a quello garantito dagli ospedali, la rete pubblica delle strutture per anziani va consolidata e strutturata. Non a caso l’Arcs, l’azienda regionale di coordinamento per la salute, ha affidato al Dipartimento di economia e statistica dell’università di Udine lo studio e l’analisi per il rafforzamento dell’offerta pubblica e di regolazione delle strutture per anziani. Valore dell’incarico: 70 mila euro.
L’analisi
«L’offerta per le strutture per anziani, in particolare per la non autosufficienza, rappresenta un rilevante punto critico del sistema sanitario e sociosanitario. Ha una dimensione di oltre tre volte i posti letto degli ospedali ed è destinata, complice l’avanzamento dell’età, ad aumentare». L’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, lo ripete da tempo, ricordando che stiamo parlando di circa 11 mila posti letto, di cui 8 mila godono dell’abbattimento delle rette e di questi oltre 5 mila 500 vengono gestiti al 100 per cento dal servizio pubblico. A questi numeri vanno sommati i posti letto messi a disposizione dalle strutture gestite dall’area cattolica. Al momento le case di riposo non offrono risposte sanitarie e le conseguenze ricadono sugli ospedali. «Una parte dei problemi presenti nelle strutture ospedaliere deriva dalla fragilità delle residenze per anziani. Ciò genera, lo vediamo anche in questi giorni, fenomeni di pressione con quote di inappropriatezza negli ospedali, in particolare nella rete dell’emergenza urgenza, e nelle cure primarie», riconosce Riccardi, secondo il quale il sistema sconta i ritardi accumulati nell’assunzione di alcune decisioni determinanti per obbligare le strutture residenziali per non autosufficienti a fornire «risposte sanitarie e sociosanitarie coerenti con l’avanzamento dell’età degli ospiti». E ancora: «Continuiamo a parlare solo di strutture dedicate alle acuzie, ovvero di ospedali, contestando le manovre organizzative di razionalizzazione a beneficio della sicurezza, a partire dall’oncologia».
La riforma
Di riforma si parla da tempo, alcune azioni sono già state introdotte per adeguare un sistema alla cronicità di alcune patologie e all’aumento dell’età anagrafica e alla possibilità di assicurare maggiori livelli di domicilizzazione dei servizi. «Il modello esistente e il processo di riforma deve proseguire a partire dai meccanismi di finanziamento, dall’erogazione dei fondi alle realtà convenzionati dove osserviamo, in particolare in quelle pubbliche, sempre maggiori difficoltà sulla sostenibilità sfociando in interventi di finanziamento pubblico straordinario fino a commissariamenti». Non solo, avverte Riccardi: «Va riprogettato l’intero percorso stabilizzando le positive sperimentazioni avviate in questi anni: dalla domiciliarità fino alle strutture pubbliche e private che oggi, non avendo obblighi per garantire risposte sanitarie primarie, spostano gli anziani negli ospedali». Detta in altri termini, il modello organizzativo non è più al passo con l’evoluzione della crescente domanda che, ribadisce l’assessore, «ha la necessità di rivedere il fabbisogno e la sostenibilità economica. I conti infatti stanno mettendo a dura prova le famiglie, il bilancio della Regione con un aumento di oltre il 30 per cento della spesa corrente, senza considerare le risorse per gli investimenti, fino ai bilanci dei Comuni costretti sempre più spesso a intervenire in casi di morosità». Si punta a «certificare in profondità – ancora Riccardi – i limiti del sistema organizzativo considerando anche come l’offerta esistente si basi su soggetti privati e pubblici dove però quest’ultimi operano perlopiù con appalti esterni segnando addirittura rapporti di lavoro subordinato inferiori al privato di mercato».
Lo studio
Proprio perché alcuni passi sono già stati compiuti, tra cui la revisione del regolamento di autorizzazione all’accreditamento, l’adeguamento dei sistemi di convenzionamento alle recenti modifiche legislative, Riccardi ora va dritto all’ultimo e definitivo passaggio: «Lo studio dell’università – assicura – ci consentirà di avere un quadro chiaro, definitivo ed autorevole tale da consentire a tutti i portatori d’interesse, alle istituzioni e alla politica di poter decidere i futuri passaggi».
Fonte: Il Messaggero Veneto
