Paluzza, Sauris e Sappada avviano il percorso bilingue

Italiano e Tedesco a scuola 

di Alessandra Ceschia 
 
Il tedesco come lingua identitaria, che diventa veicolare a scuola. Un progetto al via dall’anno scolastico 2026/2027 in tre istituti comprensivi: Jacopo Linussio-Angelo Matiz di Paluzza, per la scuola dell’infanzia di Paluzza, quella primaria di Timau Cleulis e la secondaria di primo grado del capoluogo; Michele Gortani di Comeglians per i tre ordini di scuole di Sappada; Val Tagliamento di Ampezzo per la scuola dell’infanzia e la primaria di Lauco, nonché le medie di Villa Santina. È stata Alessia Rosolen, assessore a Istruzione, Lavoro e famiglia, ad annunciare ieri l’avvio dell’iter al ministero dell’Istruzione e del Merito, per l’attivazione di tre sperimentazioni di scuola bilingue italiano–tedesco in Alto Friuli.
 
le origini
 
Alla radice del progetto c’è l’attenzione alle aree di lingua germanofona in regione. La comunità di lingua tedesca storicamente presenti in Friuli sono quelle di Malborghetto Valbruna, Pontebba, Sappada, Sauris, Tarvisio e Timau. Ambiti nei quali il tedesco non viene percepito come lingua d’ambiente dal forte valore identitario, un ponte culturale con la Mitteleuropa che prospetta vantaggi professionali e rafforza le radici culturali. «Da lì è nato il colloquio con il ministero dell’Istruzione rispetto al riconoscimento di una nostra autonomia nel sistema scolastico che si è già realizzata con queste premesse all’Istituto Bachmann – la premessa di Rosolen – e ora si propone, con un percorso avanzato al ministero, come confermato in un incontro con il capo di gabinetto del Ministero e i tecnici. È qualcosa di cui parliamo da molti anni e riguarda il riconoscimento di una specialità».
 
le richieste
 
«Abbiamo inoltrato richiesta al ministero nel dicembre 2025 e stiamo verificando con il ministero con quali modalità possiamo intervenire, magari con una normativa nazionale, per garantire alla Regione Friuli Venezia Giulia un’autonomia sia finanziaria ed economica sia di scelta per l’inserimento all’interno dei percorsi di queste scuole di personale di lingua tedesca. Ci siamo interfacciati con la Sovrintendenza per le scuole di lingua italiana e tedesca della Provincia autonoma di Bolzano, con l’Istituto Comprensivo Bolzano, dove c’è questa attività di bilinguismo italiano–tedesco, con l’idea di ampliare il nostro percorso di sperimentazione tanto all’Università degli Studi di Udine quanto all’Università di Trieste e di Graz, e verificare la disponibilità a immaginare percorsi di collaborazione anche con la Provincia autonoma di Trento».
 
le modalità
 
È spettato alla direttrice del Servizio istruzione Patrizia Pavatti declinare in tappe organizzative un progetto destinato a prendere forma a partire dalla scuola dell’infanzia e primaria dall’anno scolastico 2026-2027 per poi approdare alla scuola secondaria di primo grado nel giro di otto anni. «Abbiamo deciso di iniziare in contemporanea per l’infanzia e la primaria con modalità differenti – l’annuncio di Pavatti –. Per l’infanzia – ha precisato – possiamo contare per lo più su monosezioni che saranno interamente comprese per l’introduzione della lingua tedesca. Alla primaria partiremo con la classe prima e, a scalare, andremo su fino alla secondaria di primo grado quindi completeremo il primo ciclo di istruzione. Nelle scuole primarie sarà avviato un vero e proprio bilinguismo mentre per quelle dell’infanzia affideremo un pacchetto orario in lingua tedesca alla docente che quindi potrà spalmare nei campi di esperienza. Nelle scuole secondarie di secondo grado, allo stesso modo, alcune materie saranno coinvolte nell’uso della lingua con la metodologia CLIL che è l’integrazione di lingua e materia per l’apprendimento o della lingua veicolare. Pensiamo alla compresenza dell’insegnante di lingua italiana e dell’esperto o insegnante di lingua tedesca che potrà essere personale di madrelingua tedesca in virtù di accordi specifici con università austriache o tedesche per lo svolgimento di tirocini. Fare una scuola bilingue – ha concluso la direttrice – significa anche innovare la didattica, che potrà estendersi in luoghi fisici di insegnamento diversi, aule, laboratori, all’aperto sul territorio, ma anche attraverso viaggi studio e scambi». —
 
Fonte Il Messaggero Veneto