Il Sindaco di Udine e delegato Anci per Università e Ricerca ha lanciato la proposta di un fondo nazionale di fideiussione attivabile dai Comuni
“Se vogliamo incidere davvero sul tema dell’abitare studentesco dobbiamo intervenire là dove oggi il mercato è bloccato”.
È da questo presupposto che Alberto Felice De Toni, Sindaco di Udine e delegato Anci per Università e Ricerca, ha lanciato la proposta di un fondo nazionale di fideiussione attivabile dai Comuni, intervenendo a Torino al convegno “Abitare le città universitarie. Politiche, pratiche e geografie”.
Secondo De Toni, “il fondo rappresenterebbe uno strumento concreto con cui i Comuni universitari possono diventare protagonisti, mettendo in relazione la domanda abitativa degli studenti e delle studentesse con l’ampia disponibilità di immobili oggi sfitti nelle città.
Parliamo di un patrimonio inutilizzato molto consistente, talvolta di decine di migliaia di alloggi vuoti”, ha detto De Toni, facendo riferimento al dato di Torino, emerso durante il convegno, dove se ne stimano circa 50 mila. “Un dato che fotografa bene una situazione diffusa anche in molte altre realtà urbane”, ha aggiunto.
Nel suo intervento, De Toni ha richiamato l’impegno dell’Anci sul tema dell’abitare, ricordando il protocollo d’intesa sottoscritto con la Crui per promuovere partenariati pubblico-privati e ampliare l’offerta di alloggi studenteschi. Un’intesa che costituisce un quadro di riferimento nazionale, ma che – ha sottolineato – deve essere riempito di contenuti concreti città per città e ateneo per ateneo.
“L’esperienza maturata negli ultimi anni – ha spiegato il delegato Anci – ha dato risultati grazie al lavoro della ministra all’Università e Ricerca Anna Maria Bernini e della commissaria straordinaria per gli alloggi universitari Manuela Manenti, che ha portato – dato emerso oggi durante la discussione – a 78 mila posti letto ammissibili su un obiettivo di 60 mila. Ma qualcosa in più si può fare: il progetto PNRR, per come è stato immaginato e poi modificato, ha avuto infatti ancora difficoltà ad attivare operatori privati e coinvolgere di conseguenza i Comuni nella messa a disposizione di beni propri”.
Da qui la proposta del fondo di fideiussione a livello nazionale, pensato come leva pubblica aggiuntiva ma potenzialmente decisiva: “Una garanzia offerta dai Comuni ai proprietari privati per ridurre il rischio degli affitti agli studenti, incentivare l’immissione sul mercato di alloggi inutilizzati e riequilibrare un settore, quello degli affitti studenteschi, sempre più schiacciato dalla pressione del mercato turistico”, ha spiegato De Toni.
“È uno strumento che tutela i proprietari e, allo stesso tempo, apre nuove possibilità di accesso alla casa per studenti e studentesse, e quindi ad occasioni di socialità e integrazione nella comunità”.
“Serve lavorare su più leve”, ha aggiunto, richiamando comunque la necessità di rafforzare i fondi per l’edilizia universitaria e per l’abitare studentesco e di costruire una collaborazione più stretta tra Comuni, Regioni e Governo. “In definitiva – ha concluso – come Anci siamo fortemente interessati a favorire una collaborazione strutturata con le Università, che sono fabbriche della conoscenza ma anche luoghi di socialità e inclusione. I Comuni sono pronti a fare la loro parte, pur nei limiti di risorse e vincoli normativi, assumendo un ruolo attivo nella costruzione di soluzioni concrete. Il fondo di fideiussione va esattamente in questa direzione: rimettere in moto il mercato degli affitti e rispondere a una delle principali sfide urbane del nostro tempo”.
