Il Friuli celebra e non dimentica il terremoto

Sarà celebrata dal cardinale Zuppi la funzione solenne il 3 maggio

di Giacomina Pellizzari
 
Mezzo secolo dopo il terremoto, gli eventi principali per rievocare la lezione appresa sulle macerie si svolgeranno a Gemona del Friuli, la città che ancora oggi piange 400 delle mille vittime.Il posto d’onore sarà riservato al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nonostante la loro presenza non sia ancora stata confermata. Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a Udine, si è limitato a dire: «Stiamo lavorando, sono ottimista. Saranno loro a comunicarcelo».
 
Gli eventi
 
“Storia di una rinascita. Il Friuli Venezia Giulia a 50 anni dal terremoto” è il titolo del programma messo a punto dalla Regione in collaborazione con l’università di Udine e l’associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione presentato, ieri, nella biblioteca del polo scientifico dell’ateneo. Dopo la messa solenne fissata per il 3 maggio, celebrata alla caserma Goi Pantanali dal presidente della Cei, il cardinale Zuppi e dall’arcivescovo di Udine Riccardo Lamba, a Gemona si riunirà, in seduta straordinaria, il Consiglio regionale. «Questo anniversario va vissuto in modo responsabile e con orgoglio ricordando le vittime, la sofferenza e la capacità di rialzarsi», ha spiegato il presidente del Consiglio, Mauro Bordin. Il 7 maggio, ancora alla Goi Pantanali, salirà sul palco Andrea Bocelli e con la maestria che gli è propria emozionerà il pubblico. Il concerto è gratuito e quindi aperto non solo ai friulani. Il racconto del Modello Friuli proseguirà in una fabbrica della zona industriale di Osoppo, nell’ambito di un evento che sarà realizzato in collaborazione con Confindustria Udine.
 
Il ricordo
 
Fedriga ha dettato la linea affinché il ricordo non rimanga fine a se stesso: «Durante tutto questo anno dobbiamo fare qualcosa che partendo dal 1976 arrivi nel presente e prosegua nel futuro. Se non lo faremo questo patrimonio andrà perduto».
 
Il logo
 
Fedriga ha insistito sul recupero della memoria rivolgendosi principalmente ai giovani, soprattutto agli studenti delle scuole coinvolte dalla Regione nella creazione del logo che accompagnerà le iniziative nel 2026. A trasferire il dramma e la rinascita in un intreccio di segni colorati è stato Davide Giroldo, della 5E (sezione Grafica) del liceo artistico Galvani di Cordenons: suo l’elaborato scelto come logo. Tra le gradinate dell’auditorium gremito di protagonisti di allora e degli attuali amministratori locali, ieri l’emozione ha prevalso soprattutto quando, sul megaschermo, scorrevano le immagini dei bambini di Gemona abbandonati, nell’estate del 1976, anche dalle rondini. «Sono arrivate ma non hanno trovato i nidi perché le case sono cadute, spero di rivederle il prossimo anno», raccontava un bimbo con alle spalle solo distruzione. Quella voce innocente è stata associata da Fedriga alla voce della speranza che ha consentito «di trasformare un dramma in un’opportunità di crescita».
 
Il ruolo degli amministratori
 
Il presidente ha richiamato i valori e l’esperienza amministrativa ricevuta in eredità dai protagonisti di allora: «La Regione, i sindaci e i volontari sono riusciti a mettersi insieme per dare una risposta veloce e coordinata», ha rimarcato Fedriga auspicando il coinvolgimento di maggioranza e opposizione su temi fondamentali come lo è stata la ricostruzione nel post terremoto. 
 
Fonte Il Messaggero Veneto