Attesi impatti su scuola e imprese
di Laura Blasich
Sono 32 i Comuni del Friuli Venezia Giulia che a breve perderanno lo status di “montani” in base ai criteri del decreto ministeriale firmato da Roberto Calderoli che attua la legge sulla montagna varata lo scorso settembre. Sono sei in meno rispetto alle previsioni di dicembre, ma comunque il 29% di quelli finora esistenti. I soppressi rischiano impatti diretti sul sistema scolastico (abolizione della deroga sul numero minimo di alunni per classe) ed economico.
Un fronte questo su cui, secondo l’assessore regionale alla Montagna Stefano Zannier, il decreto non provocherà ricadute sostanziali. «Sono più preoccupato da quello scolastico», afferma.
Mantenere lo status di Comune montano ha significato però finora soprattutto poter usufruire della defiscalizzazione riconosciuta in particolare alle aziende presenti in quei territori. «Tutte le agevolazioni previste dalla norma saranno però sottoposte a una seconda fase di verifica dei requisiti socio-economici dei Comuni montani», avverte l’assessore. Le Regioni avranno invece la possibilità di destinare parte del Fondo sviluppo montagne italiane. «L’esclusione comporterà delle criticità: i benefici hanno consentito a questi Comuni di resistere allo spopolamento ed erogare servizi alla popolazione», osserva il presidente di Anci Fvg Dorino Favot, che intende a brevissimo confrontarsi con gli enti coinvolti, e con la Regione. «Speriamo ci siano ancora margini», aggiunge.
Rispetto alla prima bozza, sono comunque rientrati San Leonardo, Tarcento, Nimis, ma non Prepotto e San Pietro al Natisone che non centra il requisito dei 350 metri di altitudine media del territorio comunale per 24 metri. Un criterio che deve inoltre essere affiancato da almeno il 5% del territorio con pendenza superiore al 20%. Al netto degli altri requisiti, sono salve le realtà che confinano con uno o più comuni che soddisfano almeno uno dei criteri su altitudine e pendenza, oppure con questi comuni e uno Stato estero oppure con uno Stato estero, purché, però, l’altitudine media del territorio comunale sia pari o superiore a 200 metri.
Il criterio non è stato però sufficiente per permettere alle realtà delle ex province di Trieste e Gorizia di mantenere la classificazione: dei 19 Comuni montani se ne salva solo uno, Monrupino. In particolare l’Isontino perde tutti e i suoi 13 “montani”, di cui tre, Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Fogliano Redipuglia lo erano solo in parte, un concetto che scompare. «La norma ha sicuramente fatto ordine, perché è difficile comprendere cosa Monfalcone e Paularo abbiano in comune, ma è vero che non ha permesso di gestire casi particolari come quello di San Pietro al Natisone, per il quale cercheremo delle soluzioni», rileva l’assessore Zannier. E gli impatti sul comparto agricolo? «Tutte le linee contributive rimangono inalterate, come pure la gestione dell’Ilia o l’accesso al credito per gli investimenti», sottolinea Zannier.
Nei Comuni non più montani spariscono però ad esempio le procedure semplificate per l’affidamento della manutenzione di sentieri e aree boschive , anche in funzione antincendio. «Credo poi si perderanno una serie di agevolazioni e nelle realtà del Carso, dove le imprese sono di piccole dimensioni e la produzione limitata dalle caratteristiche del terreno, l’esclusione si farà sentire», afferma David Pizziga, presidente del Gruppo azione locale Carso-Lokalna Akcijska Skupina Kras, consorzio di cui fanno parte tutti i Comuni montani carsici soppressi. —
Fonte Il Piccolo
