Dopo il ritorno delle Province
La ricostituzione delle Province in Friuli Venezia Giulia ha riaperto il dibattito sui Comuni di confine tra il Veneto e la nostra Regione.
Markus Maurmair, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, oggi chiederà alla commissione Affari Istituzionali della Regione autonoma di ricevere in audizione i comuni friulanofoni del Veneto orientale, cioè quelli in cui si parla ancora friulano secondo l’Arlef e la stessa Regione Veneto, che sovvenziona progetti per la tutela delle lingue minoritarie.
I Sindaci di Cinto, Pramaggiore, Concordia, Gruaro, Portogruaro, Fossalta di Portogruaro e San Michele attendono che riparta il dialogo per creare le “zone franche di confine” e ridurre il gap con i vicini friulani e rendere meno negativo l’impatto concorrenziale, in termini di agevolazioni di vario tipo, delle aziende e delle istituzioni friulgiuliane.
«Inoltrerò la richiesta di audizione via e-mail e pec – ha annunciato Maurmair –. Poi ci vorrà del tempo prima che la V Commissione si riunisca con questo punto all’ordine del giorno».
I Sindaci del Portogruarese ci sperano perché nessuno vuole considerarsi alla guida di un Comune di serie B, come viene sentito in confronto ai vicini di oltre confine. E dal lato friulano, la restaurata Provincia di Pordenone potrebbe tornare a guardare con interesse, come già avvenuto in più occasioni, a un approdo al mare in caso di allargamento a Portogruaro e Bibione.
Ricordiamo che nel marzo 2006, quasi vent’anni fa, a Cinto Caomaggiore vi fu un referendum in cui i votanti si espressero al 91% per passare al Friuli Venezia Giulia, superando i quorum previsti dall’articolo 132 della Costituzione. Un invito a far partire la macchina burocratica che restò, però, lettera morta, a differenza di quanto accadde per Sappada, con referendum votato nel 2007 e obiettivo di passaggio alla nostra regione centrato.
Questo il ragionamento di Maurmair: «Ritengo che la ricostituzione delle Province, e in particolare della Provincia di Pordenone, possa diventare uno strumento per valorizzare le aree funzionali di confine. Non con l’obiettivo di creare contrapposizioni o di mettere in discussione i rapporti di leale collaborazione con la Regione Veneto, che devono restare solidi e rispettosi, ma per costruire forme stabili di cooperazione su servizi, infrastrutture, scuola, sanità e sviluppo locale. La reintroduzione delle Province non riguarda solo l’assetto interno del Friuli Venezia Giulia. Può diventare l’occasione per avviare una riflessione più ampia sulle aree di confine, trasformando la percezione di marginalità in un progetto di riequilibrio territoriale, cooperazione istituzionale e sviluppo condiviso. Un percorso che guarda al futuro, nel rispetto delle istituzioni e della volontà delle comunità locali».
Fonte Il Messaggero Veneto
