Verso Capitale 2027

Le tre sfide di Basso «Tornati locomotiva»

di Martina Milia
 
Tre sfide per Pordenone nell’anno di Capitale italiana della cultura. Tre direttrici di lavoro e sviluppo che guardano a una comunità che tante volte ha saputo cambiare pelle per non subire i cambiamenti e che non smette di essere ambiziosa. A delinearle è il sindaco Alessandro Basso, a quasi un anno dal suo insediamento, ospite della redazione del Messaggero Veneto, con il condirettore Paolo Mosanghini. E il traguardo di Basso è chiaro: «Voglio consolidare una città di servizi, che sia nuovamente e pienamente locomotiva di questa regione».
 
Sindaco, Pordenone 2027 porterà la città alla ribalta. Quali sono le tre sfide che la sua amministrazione si prepara ad affrontare?
 
«La prima è quella di mettere assieme iniziative che guardino sia ai giovani che agli anziani, come bilanciare l’azione verso queste fasce diverse e importanti della popolazione. E chi ci insegna ogni giorno l’importanza di questo equilibrio, di un coinvolgimento dei giovani nella società, è il presidente della Repubblica. Anche Capitale della cultura, oltre al dossier, avrà sin dall’inaugurazione la presenza dei giovani. Agli anziani afferisce un’altra parte dell’azione amministrativa che va dalle case di riposo ai servizi. Quindi giovani e anziani sono e saranno il nostro focus, anche oltre Capitale 2027».
 
E le altre due sfide?
 
«Il secondo punto è la risposta che abbiamo la responsabilità di dare alle istituzioni, al territorio e alle Regione. Chiudiamo un ciclo positivo partito da Go 2025: quando mai ricapiterà un doppio appuntamento come quello che stiamo vivendo in Fvg? Dobbiamo far vedere che il confine non è marginalità, ma semmai opportunità. Terzo, dobbiamo una grande risposta alla storia della nostra terra: una città industriale conosciuta a livello internazionale, che ha saputo diventare punto di riferimento culturale. Da locomotiva industriale regionale, a locomotiva in senso più ampio, come punto di riferimento del Nord est. E quando dico locomotiva non intendo porre un tema di competizione o rivendicativa, bensì dì corretto riconoscimento di un territorio. L’attenzione della Regione in questi anni è cambiata in meglio».
 
Capitale della cultura fa rima con turismo e accoglienza, ma su alcune infrastrutture – per esempio i parcheggi – siamo carenti. Come interverrete?
 
«Una situazione complessa. Il parcheggio in piazza del Popolo non si poteva fare, ma sono convinto che il nuovo parcheggio nell’area dell’ospedale ci darà modo di studiare soluzioni diverse anche sul fronte della mobilità. Stiamo lavorando sui bus a chiamata, anche per servire alcune zone della città. Io immagino che dal parcheggio dell’ospedale possano partire navette verso il centro della città. Per Capitale in particolare dovremo organizzare i trasporti da e per gli alberghi e i luoghi di interesse, ma dobbiamo capire quali saranno i numeri. Non aspettiamoci, come dico sempre le frotte dei giapponesi, piuttosto un flusso costante trainato dagli eventi, per esempio i concerti».
 
Il piano della sosta quindi cambierà dopo Capitale della cultura?
 
«L’idea è quella, per evitare di cambiare poi le cose e anche perché attendo dei suggerimenti da Sviluppo e territorio. Con Federico Ingargiola il rapporto è più che buono e stiamo cercando di lavorare assieme anche su servizi legati al commercio. Altro partner importantissimo su tutto il fronte dell’accoglienza in vista di Capitale è Promoturismo Fvg, che ci sta garantendo un supporto incredibile».
 
Quale Pordenone immagina dopo Capitale 2027?
 
«Io ho la fortuna di essere diventato sindaco con una città che ha una infrastrutturazione, anche in termini di cantieri, talmente elevata che il mio compito è di completare quanto avviato e mettere vicino quelle due o tre cose che, dal mio punto di vista, possano essere a corredo. Penso allo stadio per gli eventi. Mi immagino la città dei servizi, la città dell’integrazione tra provincia e comuni e la città locomotiva che guarda al Veneto e al resto del mondo».
 
Con le altre città capoluogo quali sono i rapporti?
 
«Bene i rapporti con Ziberna (Gorizia) e De Toni (Udine), persone solari e divertenti, con cui si possono fare chiacchierate sagge ed estremamente produttive. Conosco meno Dipiazza, che però guardo con molto rispetto».
 
A quasi un anno dall’elezione, che idea si è fatto del mestiere di sindaco? Che voto si dà?

«In realtà è molto più complicato e complesso di quanto immaginassi, ma dà anche molta soddisfazione. Mi colpisce anche un’altra cosa. Quando vado a Lignano da sindaco, mi fermano e mi offrono da bere. Quando ero consigliere regionale non mi badava nessuno. E poi, chi ha la fortuna di fare il sindaco della Capitale della cultura con un sacco di opere e nuovi servizi da consegnare alla città? Aggiungo: le scuole sono tutte sistemate, le case di riposo pure, per cui posso fare altro. Il voto? Più che sufficiente, con ampi margini di miglioramento. Pretendo molto dai miei collaboratori, ma prima di tutto da me stesso». —
Fonte Il Messaggero Veneto