In Friuli Venezia Giulia sono 16 in tutto i municipi che domandano la tassa di soggiorno
di Diego D’Amelio
Crescono i proventi della tassa di soggiorno in Friuli Venezia Giulia, dove nel 2025 gli incassi sono pari a 7,6 milioni di euro, superiori di oltre un milione rispetto all’anno precedente: un aumento del 18,3%, che colloca la regione nella fascia alta delle performance nel panorama italiano. A guidare la classifica dei singoli comuni è Trieste, che da sola incassa 2,7 milioni, posizionandosi sopra Lignano (2,1 milioni) e Grado (1,1 milioni).
Il dato emerge dello studio dell’Osservatorio di Jfc, che registra come in cinque anni il gettito della tassa di soggiorno sia raddoppiato a livello nazionale, passando da un totale di 628 milioni agli oltre 1,2 miliardi previsti per il 2026.
La tendenza poggia su tre elementi: la crescita dei flussi turistici, il numero sempre più ampio di Comuni che decidono di adottare la tassa (in Italia sono 1.411 su 7.894) e la decisione dei sindaci di incrementare anno dopo anno la cifra richiesta giornalmente ai turisti. Una leva importante per accrescere le entrate municipali, anche se il report annota che i proventi sono sempre più spesso reinvestiti in settori non legati al turismo, come invece era previsto dalle norme che hanno istituito la tassa in Italia.
Le cifre messe a disposizione da Jfc dicono che il Friuli Venezia Giulia ha incassato nel 2025 un totale di 7,6 milioni, contro i 6,4 del 2024. Il dato ha tuttavia valore relativo se confrontato a pachidermi come Lazio (300 milioni, quasi interamente concentrati su Roma, che da sola tocca i 288 milioni), Lombardia (158 milioni, di cui 109 a Milano), Toscana (136 milioni, di cui 82 a Firenze) e Veneto (117 milioni, con Venezia che si ferma a 38 milioni). La nostra regione incassa soltanto lo 0,7% del totale nazionale. Allo stesso tempo, però, l’aumento percentuale del +18,3% rappresenta la settima miglior performance fra le regioni italiane.
Se si guarda ai diversi territori, i numeri raccontano di 3,5 milioni raccolti nella provincia di Udine, 3 in quella di Trieste e 1,1 nella provincia isontina. Neppure un euro risulta nel Pordenonese, dove nessun Comune esige la tassa di soggiorno. Ma il dato più significativo è quello che si concentra sulle singole località, a cominciare dal fatto che in Friuli Venezia Giulia sono 16 in tutto i municipi che domandano la tassa di soggiorno, con le new entry di Udine e Duino Aurisina, che hanno cominciato a riscuoterla soltanto nel 2025. La classifica è guidata da Trieste, con 2,7 milioni circa di proventi, pari a un aumento del 14,4%. Seguono le località balneari di Lignano Sabbiadoro e Grado, rispettivamente a 2,1 milioni (+3,2%) e 1,1 milioni (+2, 8%). Numeri lontani da quelli che si riscontrano nel vicino Veneto, dove fra le mete delle vacanze estive spiccano Caorle (6,6 milioni), San Michele al Tagliamento (6,3 milioni), Jesolo (5,7 milioni) e Cavallino Treporti (5,5 milioni). Risalta in particolare il caso di Caorle, con una crescita del 60% in un anno, dovuta al significativo incremento della tassa deciso dal Comune.
Tornando ai dati Fvg, dopo il podio è decisamente più distanziata Udine, che al suo esordio totalizza 512 mila euro. La graduatoria continua con altre località e qui si riscontrano anche delle diminuzioni percentuali: Tarvisio (291 mila, +3,4%), Duino Aurisina (140 mila), Aquileia (129 mila, –12,8%), Cividale (88 mila, +81,9%), Muggia (123 mila, +15,5%), Palmanova (51 mila, +7,8%), Forni di Sopra (68 mila, +23,8%), Arta Terme (54 mila, –4,9%), Sutrio (36 mila, +4,2%), Forni Avoltri (28 mila, –7,4%), Ravascletto (28 mila, +73,2%), Sauris (26 mila, +10,8%).
Per il 2026 gli scenari tracciati da Jfc restano appesi alla situazione di crisi geopolitica in atto. Il report delinea tre opzioni. Con una normalizzazione in Medio Oriente entro aprile, la tassa di soggiorno aumenterà a livello nazionale dell’11%. In caso di conflitto perdurante anche nei mesi estivi, la stima è quella della perdita della clientela altospendente proveniente dai paesi arabi e in questo caso di affaccerà per la prima volta un segno meno, con una diminuzione che lo studio stima del –1,8%. In caso di guerra fino a dopo l’estate il calo previsto sfiora il –9% . —
Fonte Il Piccolo
