L'intervento del Sindaco di Gemona del Friuli Roberto Revelant al Consiglio regionale straordinario alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Premier Giorgia Meloni.
di Viviana Zamarian
Ci è cresciuto tra i racconti del terremoto, in una famiglia «dove il sacrificio, il lavoro, la determinazione» erano di casa. È figlio della ricostruzione, il Sindaco di Gemona del Friuli Roberto Revelant. Quella rinascita che con emozione ha raccontato intervenendo al Consiglio regionale straordinario ospitato nel teatro della sua città alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Premier Giorgia Meloni. E che diventa base su cui costruire un nuovo modello «fondato sulla prevenzione, sulla collaborazione tra istituzioni e senza una burocrazia così soffocante».
Sindaco, come descrive la giornata vissuta il 6 maggio a Gemona?
«È stata ricca di emozioni, iniziata molto presto e finita molto tardi (sorride). Il maltempo non è riuscito a condizionare e rovinare una giornata così bella e ricca di momenti significativi».
In tantissimi hanno aspettato Mattarella e Meloni sotto la pioggia.
«Sì, la comunità ha risposto numerosa e questo ci ha resi felici. La presenza di tanti bambini è stata accolta con un sentimento di profonda gratitudine da parte del Capo dello Stato e della premier. È su di loro, sui bambini e ragazzi, che dobbiamo investire continuando a trasferire i valori e la memoria di ciò che è stato per evitare che questo patrimonio vada disperso».
Che cosa l’ha colpita dei discorsi di Mattarella e Meloni?
«Ho sentito nelle loro parole una grande vicinanza nei confronti del popolo friulano e un riconoscimento trasversale da parte delle più alte cariche dello Stato alla tenacia dimostrata dopo la tragedia nella ricostruzione».
All’indomani di questa giornata storica per Gemona che sensazioni ha?
«Provo una grande gratitudine, perché la presenza di Mattarella e Meloni, accompagnati dai Ministri Giorgetti e Ciriani, dal Presidente della Regione Fedriga e del Consiglio regionale Bordin non è scontata. Esprimo gratitudine alla comunità che ha partecipato nonostante la pioggia e a coloro che in ogni modo hanno lavorato all’organizzazione di queste giornate, dietro a cui ci sono mesi e mesi di sforzi e impegno».
Gemona si è fatta trovare pronta quindi…
«Sì, e questo è stato possibile grazie a un grande lavoro di squadra che ha visto coinvolte maestranze comunali e imprese impegnate nella riqualificazione della città. Tutti hanno lavorato senza guardare l’orologio e ci siamo fatti trovare pronti, un traguardo qualificante per l’intera Regione».
È stata un’occasione per affrontare il tema della tutela dei sindaci e dei volontari della Protezione civile dopo il caso Preone.
«La recente sentenza del tribunale di Udine mette in difficoltà il ruolo dei sindaci e dei tanti volontari e su questo c’è una unanimità di pensiero tra gli amministratori dell’intero Friuli Venezia Giulia e, ne sono certo, di tutta Italia. È chiaro che il modello della Protezione civile nato dopo il terremoto del Friuli, portato a esempio a livello nazionale, non va snaturato ma protetto».
Qual è l’eredità che lascia una giornata come il 50esimo anniversario del sisma? E quali sono le basi che getta per il futuro?
«L’assunzione di responsabilità dei territori è quella di persone che cercando di dare migliori risposte possibili e in tempi brevi alle reali necessità. Questo è un modello replicabile su cui puntare. Bisogna inoltre investire sulla prevenzione, al fine di ridurre il rischio sismico e quelli relativi alla vulnerabilità del territorio, sulla collaborazione tra istituzioni e sulla semplificazione delle procedure».
È su questo che bisogna dunque lavorare?
«Sì, perché quando c’è una sinergia e una volontà di trovare insieme soluzioni ai problemi, ci devono essere norme che consentano agli amministratori di poterlo fare senza procedure che ne impediscano l’efficacia. Ci sono imprese e cittadini che hanno bisogno di risposte, oggi come allora c’è la disponibilità a tirarsi su le maniche però è evidente che certi appesantimenti burocratici vadano risolti».
Un futuro che si costruisce oggi investendo sui giovani. In che modo?
«Puntando sulla formazione. Un esempio, l’istituzione, proprio a Gemona, della scuola di alta formazione sulla resilienza per valorizzare il patrimonio di conoscenze e l’approccio metodologico sviluppato allora seguendo gli insegnamenti del commissario straordinario per l’emergenza Giuseppe Zamberletti».
Il Modello Friuli è ancora attuale?
«Resta sempre il nostro modello di riferimento ma sicuramente va attualizzato».
Sindaco che cosa l’ha emozionata di più mercoledì?
«Parlare di fronte a una sala in cui c’erano le massime autorità dello Stato, intervenute a Gemona per ricordare le nostre vittime e ciò che per noi è stato il terremoto, mi ha toccato profondamente». —
Fonte Il Messaggero Veneto
