Il Comune di Udine assume una decina di persone

Una decina di posti a disposizione tra funzionari e tecnici

di Mattia Pertoldi
 
Assumere e puntare sull’applicazione del welfare ai propri dipendenti per evitare che una fetta sempre maggiore di essi punti al trasferimento in Regione – economicamente più vantaggioso – mantenendo così la pianta organica a disposizione di palazzo D’Aronco all’interno di un range compreso tra 750 e 800 unità. La strategia è quella del Comune che anche in questi giorni, non a caso, ha bandito un nuovo concorso per la selezione di dipendenti da contrattualizzare.
«Nei prossimi mesi – spiega l’assessore al personale, Andrea Zini – una ventina di lavoratori passerà in Regione. Una scelta che posso comprendere, sia per ragioni economiche sia probabilmente perchè allettati da un percorso professionale di più ampio respiro, ma che quasi ci impone di intervenire. Scorrendo le graduatorie attualmente in vigore, certo, ma pure avviando nuove selezioni di personale».
 
Entrando nel dettaglio di questa seconda opzione, è ad esempio appena scaduto il bando per un posto di categoria D da funzionario contabile con palazzo D’Aronco che conta adesso di organizzare le prove entro la metà del mese di giugno.
 
È stato appena pubblicato, poi, un concorso per tre posti da funzionario tecnico, sia per opere pubbliche sia per la pianificazione territoriale, con la dead line fissata a fine mese ed è di venerdì l’ok garantito a quello per la ricerca di quattro istruttori amministrativi le cui domande potranno essere presentate in Municipio entro l’8 giugno. La prossima settimana, infine, verrà bandito un ulteriore concorso, sempre di categoria C, destinato a istruttori tecnici, geometri e periti edili. Resta ancora valida, tra l’altro, la graduatoria – di categoria D – destinata a personale amministrativo e agli assistenti sociali.
 
Una decina di posti a disposizione, in poche parole, che riusciranno a rimpolpare la pianta organica del Comune. In tema di mantenimento di chi invece è già a lavoro a palazzo D’Aronco, Zini sostiene di puntare molto sul welfare. «Abbiamo già accantonato le risorse necessarie – spiega l’assessore – e adesso contiamo di firmare l’accordo per l’anno in corso». Quanto alla cifra, stando alle dichiarazioni dello stesso Zini in sede di approvazione del Bilancio comunale a dicembre, questa dovrebbe essere stata integrata rispetto a quanto stanziato nel biennio 2024-2025 quando era pari a 350 mila euro all’anno.
 
Un altro strumento su cui, almeno negli ultimi tempi, il pubblico impiego scommette parecchio è quello dello smart working come dimostra, ad esempio, il caso di Insiel, società in cui i dipendenti hanno l’obbligo di presenza in ufficio per non più di cinque giorni al mese. Zini non chiude le porte a questa ipotesi – anzi –, ma pone alcuni paletti che ritiene imprescindibili. «Attualmente il Comune ha fissato un tetto per lo smart working pari al 20% del totale – sostiene –. Una soglia che tuttavia vogliamo gradualmente aumentare». A determinate condizioni, come accennato. «In primo luogo molto dipenderà dalla capacità dei dirigenti di organizzare il lavoro – conclude Zini –, dopodichè è evidente come tutto dovrà essere oggetto di trattativa. Non soltanto, tuttavia, perchè se è centrale la variabile legata all’attività che svolge un dipendente, ad esempio se questo si trova a contatto o meno con il pubblico, ritengo anche fondamentale il mantenimento di un certo numero di giornate in presenza per favorire lo scambio di idee e informazioni tra dipendenti». —
 
Fonte Il Messaggero Veneto