Il Comune punterà sul contratto di fiume per tutelare l’Isonzo

L'inizio di un percorso concertativo e partecipato

di Emanuela Masseria
 
Il progetto
 
Il Comune di Gorizia ha approvato il Documento d’intenti verso il contratto di fiume per l’Isonzo. Si tratta di un primo passo, privo ancora di modalità operative, per definire un piano condiviso da diversi enti territoriali atto a migliorare la gestione integrata delle risorse idriche e la tutela ambientale del fiume. Sarà un processo che verrà attuato organizzando tavoli tecnici di lavoro e coinvolgendo anche professionisti esterni, in previsione. L’adesione formale al contratto di fiume sarà in realtà oggetto di una specifica e puntuale valutazione, in termini di opportunità e convenienza per il Comune, al momento della programmazione strategica effettiva di azioni a tutela del fiume caro alla patria, nonché transfrontaliero. Insomma, l’inizio di un percorso concertativo e partecipato.
 
Slovenia esclusa
 
Non è, almeno in questa fase, un accordo formalmente proponibile alla Slovenia. Pertanto, il documento d’intenti deve essere considerato come un atto preliminare, attraverso cui le amministrazioni italiane manifestano la volontà di procedere secondo un approccio coerente, inclusivo e aperto, ponendo sin dall’inizio le basi per un coinvolgimento della controparte slovena. Tuttavia, l’approccio metodologico del contratto, da quanto si può trarre dagli allegati al provvedimento, «si dimostra estremamente utile e necessario anche per la sola parte italiana del bacino». In quest’ottica, si riconosce la necessità e l’opportunità di attivare quanto prima un confronto istituzionale nell’ambito della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, quale sede naturale per il coordinamento transfrontaliero, in coerenza con quanto previsto dall’Accordo di Osimo del 1975. Con l’intesa si mira anche a indire un comitato promotore italiano del contratto, rafforzando la capacità di dialogo e collaborazione a livello dell’intero bacino dell’Isonzo.
Proseguendo nella lettura degli allegati al decreto, si scoprono anche le tracce di diversi accordi che mirano alla gestione e salvaguardia dell’Isonzo, alcuni risalenti a decenni fa. Emanato invece nel 2006 il Codice dell’ambiente nazionale che disciplina i contratti di fiume come strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata. La Regione Fvg, nel 2016, ha aderito alla Carta nazionale dei contratti di fiume, promuovendone gli intenti, mentre quest’anno ha approvato lo schema del documento verso il contratto di fiume Isonzo. Il soggetto promotore per l’avvio del processo partecipativo per arrivare alla sottoscrizione del Cdf è il Comune di Staranzano. Tantissimi, comunque, i problemi da risolvere per l’Isonzo, martoriato fiume in preda al mancato coordinamento tra Italia e Slovenia per la regolazione dei flussi idrici, a lunghi periodi di siccità, all’inquinamento e al degrado ambientale. Nel documento si fa anche riferimento alla scarsa fruibilità del corso d’acqua e alla sua mancata valorizzazione. C’è anche il rischio di emissione di sostanze tossiche con impatti sulla fauna ittica, già fortemente ridotta tra Gorizia e la foce. Insieme a queste e altre criticità c’è comunque la speranza di un piano coerente condiviso che vada verso la risoluzione di parte delle problematiche.
 
L’hydropeaking
 
«Sull’Isonzo servono interventi efficaci. L’audizione del Consorzio di bonifica Vg rappresenta un passaggio importante per approfondire le prime ipotesi di intervento per mitigare gli effetti dell’hydropeaking sul fiume». A dirlo il capogruppo in Consiglio regionale Pd Diego Moretti, commentando le prime ipotesi di progetto di fattibilità tecnico-economica degli interventi di mitigazione degli effetti dei deflussi discontinui del fiume, previsti dalle leggi regionali n 7 e n. 13 del 2024.
«La necessità di intervenire per ridurre le conseguenze delle improvvise variazioni di portata del fiume è quantomai necessaria e urgente. Preso atto che la collaborazione con la Slovenia resta complicata, l’obiettivo deve essere quello di coniugare la mitigazione degli effetti dell’hydropeaking con la salvaguardia dell’ambiente e le necessità irrigue del territorio».
A insistere sull’importanza del mantenimento degli equilibri ambientali è la consigliera Laura Fasiolo (Pd): «L’hydropeaking non può essere affrontato soltanto con opere infrastrutturali: serve una visione complessiva e transfrontaliera per la gestione dell’Isonzo. Monitoreremo con attenzione il progetto presentato dal Consorzio affinché gli interventi previsti siano compatibili con la tutela dell’ecosistema, del microclima e delle attività che vivono lungo il fiume».
 
Fonte Il Piccolo