Questi i comuni: Annone Veneto, Caorle, Cinto Caomaggiore, Concordia Saggitaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza e Teglio Veneto (potrebbe aggiungersi Motta di Livenza)
DI MASSIMO PIGHIN
Il dibattito
La stessa partita, decenni dopo. Il confronto richiesto da undici sindaci del Veneto orientale per il passaggio al Friuli Venezia Giulia, tema al centro del forum nella redazione di Pordenone del Messaggero Veneto, riapre un capitolo la cui origine risale agli anni Novanta, quando, sull’onda di una forte spinta popolare, si intensificarono le azioni che si tradussero, vent’anni fa, nel referendum in sei comuni per realizzare l’operazione. Che fallì. Oggi, un nuovo tentativo.
Le complessità ci sono ancora, ma i sindaci veneti sono ottimisti. Questi i comuni: Annone Veneto, Caorle, Cinto Caomaggiore, Concordia Saggitaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza e Teglio Veneto (potrebbe aggiungersi Motta di Livenza). La partita è importante: una nuova Provincia di Pordenone con anche i comuni veneti acquisirebbe una forza economica di rilievo, anche grazie allo sbocco sul mare che verrebbe garantito da Caorle e Bibione.
Il forum del Messaggero Veneto ha generato diverse reazioni. Il sindaco Alessandro Basso la pensa così: «Si tratta di un processo complesso e complicato che attiene al decisore politico e non, a mio avviso, all’ambito amministrativo non fosse altro perché tocca le corde di sensibilità e competenze che superano ampiamente la cornice locale».
Il capogruppo in consiglio comunale e consigliere regionale del Partito democratico Nicola Conficoni evidenzia che «il desiderio di alcuni Comuni veneti di passare al Fvg è una lusinga da trattare con attenzione. Aizzarli a cambiare bandiera come sta facendo qualche consigliere della destra rischia di diventare un boomerang. La campagna annessionistica può scatenare una reazione contro quella specialità che ci rende maggiormente attrattivi, ma viene considerata un privilegio dalle regioni a statuto ordinario. Che il tentativo di acquisire territorio, popolazione e Pil possa rivelarsi un pessimo affare lo dimostrano le risorse annualmente trasferite per legge dalle Province autonome di Trento e Bolzano ai Comuni veneti e lombardi pronti a cambiare i confini per ridurre le disparità».
Il segretario provinciale di Azione, Marco Salvador, afferma: «L’ipotesi di tornare a ragionare su un territorio che comprenda Pordenone e Portogruaro mi stuzzica. Non sono contrario a prescindere: è una scelta complessa, che dovrà coinvolgere innanzitutto le popolazioni, ma che merita di essere discussa guardando al futuro». Per Pordenone «il tema centrale sono le infrastrutture. Abbiamo un’opportunità nel costruire una strategia con Portogruaro: loro rappresentano lo sbocco verso sud e il collegamento con l’alta velocità, noi abbiamo una naturale proiezione verso nord. Ma soprattutto, una sinergia ferroviaria potrebbe permettere a Pordenone di agganciarsi all’alta velocità e alla linea verso l’aeroporto di Ronchi dei Legionari, aumentando enormemente l’accessibilità e la competitività del nostro territorio». Pordenone e Portogruaro «condividono già imprese, distretti e relazioni economiche. Sarebbe auspicabile che, ne l tempo, anche le rappresentanze del mondo produttivo sapessero guardare nella stessa direzione. Il sogno potrebbe essere un sistema dell’Alto Adriatico capace di mettere insieme il tessuto industriale pordenonese e quello veneziano, fino a immaginare una collaborazione sempre più stretta tra Confindustria Alto Adriatico e Confindustria Veneto Est. Se riuscissimo a mettere insieme imprese, infrastrutture e territori, Pordenone-Portogruaro potrebbe diventare molto più di una questione di confini amministrativi: potrebbe essere uno dei territori più competitivi del Paese e dell’Europa meridionale».
Alberto Rossi, presidente della Provincia di Pordenone dal 1995 al 1999, pensa che l’eventuale passaggio dei Comuni veneti al Fvg dovrebbe essere preceduto dalla gestione condivisa di questioni di interesse comune, quali viabilità e mobilità. Rossi si adoperò per il passaggio di alcuni comuni veneti alla Destra Tagliamento. Allora, Portogruaro, come ricorda l’ex presidente della Provincia, non avvallò l’operazione, anzi. Oggi, invece, è nella lista dei Comuni che hanno richiesto l’avvio di un confronto. Rispetto a trent’anni fa, Rossi vede una spinta popolare probabilmente meno intensa, ma comunque presente. «Per prima cosa, servono percorsi di condivisione su temi concreti di governo del territorio; successivamente, o anche parallelamente, bisognerà costruire un percorso di integrazione territoriale, ma non prima che sia nei fatti», osserva Rossi. «La partita si gioca su più piani. I tempi non saranno brevi, ma il problema vero è la volontà politica di andare avanti su questa strada. L’eventuale allargamento comporterebbe per il Fvg un ripensamento delle autonomie. Equivarrebbe a un cambio di passo, le esigenze e i problemi cambierebbero ed è chiaro che questo comporterebbe anche la riconsiderazione del ruolo della Destra Tagliamento». I sindaci veneti hanno sottoscritto la richiesta ufficiale dell’apertura di un confronto con il Fvg.
Il consigliere regionale friulano Markus Maurmair, quindi, ha avviato un’iniziativa formale in Quinta commissione per richiederne l’audizione sul possibile distacco dal Veneto. Entro settembre potrebbe tenersi l’incontro in Consiglio regionale.
