In Friuli Venezia Giulia ad oggi sono 13 le persone ancora in attesa di identità
La ricerca
Le nuove tecnologie a disposizione della medicina legale, della Polizia scientifica e dei Ris potrebbero raccogliere nuovi elementi per restituire un’identità ai resti di tredici cadaveri ancora senza nome nella nostra Regione. Allo stesso modo, in attesa di una legge specifica, un disciplinare operativo ben definito che prenderà forma grazie al protocollo firmato ieri in Prefettura a Trieste, indicherà i passaggi da seguire nel caso del ritrovamento di un cadavere non identificato.
Il protocollo
Il documento firmato ieri a livello regionale mira a facilitare ulteriormente le procedure di identificazione dei corpi senza un’identità, alimentando la Banca dati del Dna e il Registro nazionale dei cadaveri non identificati. Un disciplinare operativo stabilirà ogni passaggio, dall’intervento della Polizia scientifica o dei Ris, agli accertamenti autoptici , dai prelievi dei campioni biologici alla successiva profilazione e comparazione con la banca dati del Dna o con quelli di eventuali familiari.
L’iniziativa, sotto l’egida del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, ieri ha visto coinvolte le quattro Prefetture, la Regione con le Aziende sanitarie, il sindaco di Trieste, il Presidente di ANCI FVG, le Procure e la Corte d’Appello di Trieste, le Università di Trieste e Udine con le strutture della Medicina legale.
L’impegno
«Gli strumenti moderni potrebbero agevolare il recupero di certe informazioni anche su casi del passato dove sono state conservate delle tracce, dei reperti», valuta il prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi, che ha coordinato l’iniziativa di ieri.
Guardando ai casi non risolti – 5 in provincia di Trieste, 5 a Udine, 2 a Gorizia e uno a Pordenone –, «il dato numerico non ha nessuna influenza: l’ importante è dare delle risposte a chi soffre per quella scomparsa», ha aggiunto Petronzi.
«La Regione si mette a disposizione di questo circuito identificativo con le sue strutture sanitarie», ha precisato l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi: «La determinazione dell’identità del deceduto non potrà lenire il dolore dei familiari, ma almeno offrirà delle certezze su ciò che è accaduto», ha aggiunto ancora Riccardi.
In Friuli
Dei tredici cadaveri che in Regione non hanno ancora un’identità, nel Registro nazionale sono già stati inseriti diversi elementi. In Friuli resta senza nome dall’11 agosto 1987 una donna di circa 35 anni, morta per asfissia, e trovata a Forni di Sotto, in località San Lorenzo. Indossava una gonna bianca, una camicetta e la biancheria intima.
Gli elementi raccolti invece sui resti rinvenuti a Lignano Sabbiadoro il 28 ottobre 2018 non hanno consentito, fino ad oggi, di stabilire neppure se si trattasse di un uomo o di una donna.
Tra i cadaveri senza un nome c’è anche quello di un uomo, definito irsuto, di circa 30 anni, rinvenuto il 2 ottobre del 2000 ad Aquileia, in località agricola Cà Viola. Nel registro anche un 25enne di origine asiatica, morto di infarto ad Amaro il 27 luglio del 2006, e un uomo di 30-35 anni trovato impiccato il 5 marzo del 2010 a Tarvisio. Aveva delle cicatrici all’addome, sul fianco destro e sul ginocchio sinistro.
Nell’Isontino
Il 22 agosto 1998, sull’Isonzo, a Gorizia, in località Piuma, era stato rinvenuto il cadavere di un uomo annegato, di circa 30-40 anni, di origine asiatica. È rimasto senza identità, così come l’uomo di origine europea annegato e trovato a sua volta sul greto dell’Isonzo, all’altezza della centrale idroelettrica, il primo marzo del 2002. Era morto da due settimane. Aveva subito un intervento di amputazione della falange della mano sinistra.
A Pordenone
Non si è mai riusciti a dare un nome all’uomo di circa 60 anni che il 5 giugno del 1982 in via Dante, a Pordenone, era morto dopo un collasso. Girava in pigiama e in una borsetta conservava il necessario per farsi la barba.
A Trieste
Il caso meno recente a Trieste risale all’11 agosto del 2002, quando il corpo di un uomo di 55-60 anni era stato trovato senza vita in corso Saba. Indossava una camicia azzurra a fiori bianchi, gilet, pantaloni azzurri, calzini gialli e scarpe marroni.
Dal 15 giugno del 2006, invece, si cerca di dare un’identità a un uomo di origine africana, di circa 30 anni, che si era tolto la vita gettandosi sotto a un treno.
Oltre all’identità della vittima, una ragazza di 25-30 anni, nel caso dei resti (ossa, cranio) trovati a Padriciano il 19 aprile del 2013, mancherebbe anche quella del suo carnefice. Nella scheda inerente ai quei resti si parla infatti di “presunto omicidio”.
Non ha un nome neppure il corpo dell’uomo di origine caucasica di circa 40-45 anni, rinvenuto il 16 settembre del 2016 in via della Vitalba, in Costiera, morto di infarto e trovato steso su un asciugamano da mare. Il caso più recente risale al 4 marzo del 2017, quando in una zona boschiva a Opicina era stato trovato impiccato un uomo di circa 45 anni, con i capelli grigi, che in tasca aveva un pass acquistato in Belgio e sul palmo della mano, con la biro blu, aveva scritto “Monfalcone”.
