Misure strutturali, orari flessibili per conciliare vita e lavoro, percorsi di empowerment femminile e un investimento culturale che conferisca piena legittimità alla leadership delle donne, fra le maggiori necessità
Le donne sindaco nel 2026 sono 1.187 e sono cresciute più di 8 volte in 40 anni: nel 1986 erano 145.
Lo dice l’indagine dell’Anci in occasione dell’ottantesimo anniversario del voto alle donne, che in Friuli Venezia Giulia, primo in Italia, rappresentano più di quattro amministratori su dieci.
In totale, sono 1.351 su 3.337, il 40,5%, stando ai dati forniti dal Tavolo politiche di genere di Anci Fvg e dalla sua referente Guglielmina Cucci, assessora alle Politiche sociali, salute, pari opportunità del Comune di Pordenone.
«La partecipazione femminile alla rappresentanza pubblica è oggi uno dei temi che definiscono non solo la parità di genere, ma la qualità stessa della nostra democrazia», afferma Cucci.
I dati del rapporto Anci mostrano con chiarezza i passi avanti compiuti: le donne sono ora oltre un terzo degli amministratori locali. In Fvg si supera il 40% e consigliere e assessore raggiungono buoni numeri: le prime sono il 40,6% contro il 35,3% del dato nazionale; le seconde, tra elette e nominate, sono il 47,9% contro il 44,5%.
«Si evidenziano maggiori criticità per la carica a sindaco dove la componente femminile arriva solo al 19,5%», rileva Cucci. Pure in questo caso, però, il Fvg fa meglio, perché le sindache a livello nazionale sono il 15,4%, come lo fa nel caso delle vicesindache: il 36,2% contro il 32,3%.
«Sono dati relativamente positivi, considerato che le donne hanno avuto accesso al voto e sono diventate eleggibili solo 80 anni fa, ma che ci ricordano che la strada verso un’effettiva parità è ancora lunga», osserva la referente del Tavolo politiche di genere di Anci Fvg.
Esistono inoltre delle disparità in Regione, stando a quanto emerge da un’elaborazione di Centro studi Enti locali su dati del ministero dell’Interno aggiornati al 3 febbraio.
Le amministratrici locali sono il 43% nell’ex provincia di Pordenone, il 42% in quella di Gorizia, il 41% in quella di Udine, ma a Trieste si attestano sul 35%, in linea con il dato nazionale, ma non con quello del Fvg. La legge regionale 19 del dicembre 2013 ha stabilito quote di genere per le candidature nei Comuni e la doppia preferenza per quelli con più di 15 mila abitanti, mentre la norma nazionale nel 2014 ha fissato i tetti per la rappresentanza in giunta.
Il report nazionale di Anci parla comunque di amministratrici in media più giovani e più istruite dei colleghi uomini.
«Le competenze anche nella nostra regione non mancano – conferma Guglielmina Cucci –.
Le amministratrici sono mediamente più istruite e più giovani dei colleghi uomini, e questo vale anche nel lavoro pubblico, dove le donne rappresentano la maggioranza del personale comunale (il 62,1%, stando al report di Ires Fvg su dati 2024, ndr ) e una quota crescente delle posizioni dirigenziali. Il punto, dunque, non è la preparazione, ma gli ostacoli strutturali che continuano a frenare l’accesso ai ruoli apicali».
La referente di Anci per le politiche di genere li indica con chiarezza. «I carichi di cura familiare, la persistente difficoltà di conciliazione, gli stereotipi culturali e le reti di potere ancora prevalentemente maschili creano un soffitto di cristallo che limita la progressione delle donne, tanto nella politica quanto nella pubblica amministrazione», sottolinea. Per questo servono misure strutturali, secondo Cucci: servizi educativi e orari flessibili che permettano di conciliare vita e lavoro, percorsi di empowerment femminile, e anche «un investimento culturale che conferisca piena legittimità alla leadership delle donne». La presenza femminile nelle istituzioni è «un arricchimento per tutti, perché porta punti di vista diversi, competenze complementari e una maggiore capacità di leggere la complessità sociale».
